Finalità : Le 5 Zone - Un Bosco per la Città

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Finalità : Le 5 Zone

L’impianto di “Un Bosco per la Città” cerca di stimolare la nascita di un bosco capace di riproporre l’ambiente naturale, originario e autoctono della zona in cui si inserisce.
Per questo è necessario tenere conto della diversità delle caratteristiche di ogni zona, cercando di individuare sistemi ecologici omogenei dal punto di vista delle caratteristiche morfologiche, biologiche ed ecologiche del territorio e le specifiche interazioni generantisi in ogni singola zona. Da una classificazione geografica derivante dagli originali sviluppi teorici Pianesiani, il territorio viene diviso in 5 zone principali:
Costa, Pianura, Vallata, Collina, Montagna.
    
Questa suddivisione, idonea a definire le caratteristiche dei singoli ecosistemi, dovrà essere tenuta in considerazione nella realizzazione dei boschi ai fini dell’individuazione dei semi e/o delle piante autoctone della zona di riferimento.

Classificazione delle piante
In natura non esiste un bosco nel quale una specie escluda tutte le altre. Il bosco spontaneo è sempre il luogo della massima biodiversità.
È indispensabile che il bosco, che nel tempo ritroverà spontaneamente i propri equilibri, sia di nuovo impianto e composto da almeno 5 categorie di piante, che possono essere così suddivise:

  • Prato: erbe spontanee, erbe pratensi, etc.
  • Cespugli: piante con più fusti principali
  • Alberello: alberi di piccole dimensioni, alberi a diversi fusti, etc.
  • Albero: alberi di grandi dimensioni, alberi da frutto
  • Albero secolare: alberi con caratteristiche di vita plurisecolare  
        
Ciò al fine di consentire un più armonico e naturale sviluppo di ogni specie, attraverso un dinamico ed equilibrato rapporto con il terreno e con l’ambiente in generale.
La scelta di piante autoctone e caratteristiche di una specifica zona, favoriranno la crescita della vegetazione spontanea, il recupero dei naturali processi di interazioni di tipo fisico, chimico, biochimico, biologico, energetico, etc. con il terreno, la ripopolazione dell’ambiente da parte delle specie vegetali ed animali proprie ed originali della zona.
Tipologia e caratteristiche delle piante           
Le piante che andranno a costituire il bosco dovranno essere autoctone ed originarie dell’ambiente corrispondente in cui verrà realizzato.
I semi dovranno essere possibilmente selvatici e provenienti da varietà non selezionate artificialmente.
Le piante dovranno essere scelte in base alla zona in cui vengono impiantate (costa, pianura, vallata, collina, montagna) ed in modo tale da garantire la massima biodiversità.

A solo titolo di esempio, nelle regioni dell’Italia centrale potranno essere impiantate:
COSTA: erbe pratensi spontanee, ginestre, tamerici, lecci, roverelle, e altre.
PIANURA: erbe pratensi spontanee, fusaggine, sambuco, acero campestre, farnia, e altre.
VALLATA: erbe pratensi spontanee, rosa canina, biancospino, ontano nero, roverella, e altre.
COLLINA: erbe pratensi spontanee, prugnolo, nocciolo, olmo campestre, roverella, e altre.
MONTAGNA: erbe pratensi spontanee, ginepro, agrifoglio, castagno, faggio, e altre.

Evidentemente, il tipo di piante varierà per le situazioni più estreme, sia a livello climatico che altimetrico. In generale, e nel rispetto della natura delle essenze autoctone italiane e locali, salvo rari casi, è sconsigliato l’impianto di piante non originarie.
Disposizione delle piante
I confini dell’appezzamento sul quale mettere a dimora le piante dovranno essere protetti da una siepe (che può essere composta da diversi tipi di piante: cespugli, alberelli, alberi, etc.).
La siepe non deve avere spazi di discontinuità, fatta eccezione per un’apertura di ingresso, posta preferibilmente nel lato Sud del bosco.
Il bosco all’interno dovrà essere realizzato impiantando le piante secondo una disposizione a “rete” che rispetti una distanza di circa 5 metri tra una pianta e l’altra, in diagonale rispetto all’ingresso: diverse disposizioni possono essere attivate in casi particolari per il rispetto dell’ecosistema esistente.

Schema-tipo del Prof. Eraclio Fiorani (Pioniere dell’Agricoltura Biologica) di disposizione delle piante

Tutela, gestione e manutenzione
In generale, il bosco dovrebbe essere il più possibile lasciato alle sue dinamiche naturali, consentendo il riequilibrio spontaneo delle piante con il terreno e con l’ambiente circostante, per cui le operazioni di manutenzione, fatta eccezione per il periodo iniziale di attecchimento, dovranno essere limitate al minimo indispensabile.
Eventualmente al bosco si potrà dare un’impronta didattica con la realizzazione di percorsi guidati con cartelli identificativi delle tipologie delle piante, specificandone origine e caratteristiche.
È anche possibile creare boschi attrezzati con giochi per bambini.
1. Siepe: distanza alberi circa 1 metro.
2. Impianto: distanza alberi circa 5 metri. Su 1 ettaro di terreno è prevista la messa a dimora di circa 800 piante, di cui 400 disposte a siepe lungo i confini e 400 all’interno di tali confini.

    
Possibili Realizzazioni
Dopo il primo bosco è auspicabile attivare programmi pluriennali di piantumazione, che non si limitino alla mera realizzazione di boschi, ma che prevedano stabili attività formative e di studio.
Con una singola iniziativa, si possono ottenere diversi obbiettivi:
  1. la salvaguardia e l’incremento delle formazioni boschive già esistenti;
  2. l’impianto di un primo esempio di bosco formato da specie autoctone, partendo da seme e/o piantine, con la creazione di una piccola riserva d’aria;
  3. la creazione di uno spazio verde di educazione ambientale per tutta la cittadinanza;
  4. contribuire all’educazione dei giovani e della popolazione al rispetto dell’ambiente;
  5. la creazione di un rapporto tra enti pubblici, associazionismo e scuole, che dia subito risultati concreti e tangibili;
  6. l’adempimento da parte delle autorità locali, delle direttive di cui alla L. 113/92 e L. 10/2013

    
Migliorando l’ambiente si migliora l’agricoltura, migliorando l’agricoltura si migliora l’alimentazione, migliorando l’alimentazione si migliora la salute, migliorando la salute si migliora l’economia.”
Tratto da: Conferenze e Relazioni di Mario Pianesi

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